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Due atleti? Due guerrieri? Oppure due barbuti eroi figli
di Zeus o di Apollo? Le più varie ipotesi su quali fossero i persorsonaggi
reali cui erano ispirati i bronzi di Riace sono fiorite fin dal 1972,
quando il giovane subacqueo Stefano Mariottini ritrovò le due statue al
largo di Marina di Riace. Ora l'enigma ha trovato una risposta convincente
grazie agli studi di Paolo Moreno, docente di Archeologia e Storia dell'arte
greca e romana, all'università di Roma Tre. Ecco che cos'ha scoperto Moreno,
e come.

- La ricostuzione
Il bronzo A, detto anche "il giovane", potrebbe rappresentare
Tideo, un feroce eroe proveniente dall'Etolia, figlio
del dio Ares (o del re Eneo) e protetto di Atena. Il bronzo B, detto "il
vecchio", raffigurerebbe invece Anfiarao,
un profeta guerriero. Entrambi parteciparono alla mitica spedizione della
città di Argo contro Tebe, e Anfiarao aveva persino profetizzato la propria
morte sotto le mura di Tebe, e la disastrosa conclusione dell'avventura.
Oltre ad aver identificato i due personaggi, Moreno ha individuato gli
artefici delle statue e trovato l'originale collocazione dei due pezzi.
- Primo indizio: la terra
Il primo passo è stato l'identificazione degli artisti. «Mi ha aiutato
il restauro», dice Moreno. «Le statue, infatti erano piene di terra, la
cosiddetta "terra di fusione". Che, impregnata da secoli di
salsedine, stava mangiandosi le statue dall'interno». La terra è stata
estratta passando dai fori nei piedi grazie ad ablatori dentistici a ultrasuoni,
pinze flessibili, spazzole rotanti, tutti controllati da microtelecamere
che inviavano su un monitor immagini dell'interno delle statue, ingrandite
da tre a sei volte.
«Analizzando la terra così estratta, si è scoperto che quella del bronzo
B proveniva dall'Atene di 2500 anni fa, mentre quella del bronzo A apparteneva
alla pianura dove sorgeva la città di Argo, più o meno nello stesso periodo»,
racconta Moreno. «E, soprattutto, si è scoperto che le statue furono fabbricate
con il metodo della fusione diretta, poco usato perché non consentiva
errori quando si versava il bronzo fuso, infatti, il modello originale
era perduto per sempre». La provenienza geografica e la tecnica usata
hanno convinto Moreno che l'autore del "giovane" fosse Agelada,
uno scultore di Argo che, a metà del V secolo a. C., lavorava nel santuario
greco di Delfi e nel Peloponneso. Infatti Tideo assomiglia moltissimo
alle decorazioni del tempio di Zeus a Olimpia. «Quanto al vecchio, i risultati
dell'analisi hanno confermato l'ipotesi dell'archeologo greco Geòrghios
Dontàs: a scolpirlo fu Alcamene, nato sull'isola di Lemno, che pare avesse
ricevuto la cittadinanza ateniese per i suoi meriti d'artista».
continua
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