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LA LAVORAZIONE DEL BRONZO

Le tecniche di lavorazione del bronzo le trovi su Madonna Nera: 52 foto che spiegano passo passo le tecniche di lavorazione del bronzo in modo pratico

 
Si ritiene che la tecnica della lavorazione del metallo sia stata introdotta in Europa da commercianti orientali che, attraverso le vie balcanico- danubiana e iberico-atlantica, si rifornivano in Occidente di rame, stagno, ambra.
Il bronzo, una lega di rame e stagno in cui possono essere presenti anche piombo, zinco e argento in proporzioni tali da rendere il composto fuso idoneo a vari usi, fu per molti secoli, a partire dal III millennio a. C., il metallo più usato per le armi, gli utensili, gli ornamenti.
Inizialmente furono adottate due tecniche principali di lavorazione: la fusione a stampo e la laminatura.

La prima utilizzava matrici mono e bivalvi, in pietra o in terracotta, che permettevano una fabbricazione in serie.
La laminatura consisteva nel martellare un pane di bronzo, fino ad ottenere una lamina della forma e dello spessore desiderati. La microstruttura del metallo però si allunga con la battitura, ma si indebolisce, per evitarne quindi la frattura, alla battitura si alternavano fasi di riscaldamento, che consentivano al metallo di recuperare elasticità.
Si potevano ottenere recipienti convessi, ai quali erano poi applicate parti lavorate a stampo, come le anse o il piede, rifiniti con l'incisione a bulino e l'impressione con punzoni.

lavorazione del bronzo

La Tomba 1505, risalente alla seconda metà del VI secolo a. C. era stata sconvolta già in antico per fare spazio a successive sepolture in epoca sannitica, il che danneggiò i pezzi più delicati del suo straordinario corredo di recipienti di bronzo, di alcuni dei quali sono conservate solo le anse. La parte inferiore dell'ansa di una oinochoe presentava accanto alla palmetta due arieti accosciati.

I lebeti, prodotti tipicamente capuani, ad esempio, erano ottenuti dall'unione di varie parti, realizzate con tecniche differenti: il corpo, il coperchio, ed in rari casi l'orlo, erano ricavati da una lamina bronzea lavorata a martellatura e lisciata con pietra pomice. Le statuine, l'orlo e l'eventuale piedistallo erano realizzati a fusione, colando il metallo entro stampi. Sulle parti laminate poteva essere aggiunta una decorazione incisa con motivi floreali o figurati, realizzata con l'aiuto del cesello.
Accanto ai lebeti, singolari e particolarmente raffinati, i bronzisti capuani si dedicarono anche a prodotti più correnti: le brocche in alcuni casi dotate di anse decorate, realizzate a fusione, i calderoni e vari tipi di bacili, nei quali si riconosce il notevole livello tecnico raggiunto dagli artigiani (vetrina 19 TT.1505 e 1507).

lavorazione del bronzo nell'antichità Ansa di oinochoe dalla Tomba 1505.
lavorazione del bronzo nell'antichità I piatti e i bacini di bronzo della Tomba 1505, di differenti dimensioni, erano decorati sull'orlo con perline a sbalzo, o sulla tesa piana con eleganti motivi di trecce a due o a tre capi.

La fabbricazione dei bacili avveniva per laminazione, tecnica che consiste nell'assottigliare progressivamente per martellatura un disco di bronzo che veniva riscaldato per renderlo più duttile cioè più facilmente lavorabile. Le decorazioni, sull'orlo del recipiente, erano realizzate a sbalzo martellando la lamina sul rovescio in modo che sul diritto comparissero i motivi a rilievo, come la perlinatura, o ad impressione con punzoni, per motivi a treccia, impiegati sul metallo non ancora completamente solidificato oppure ad incisione.
Le verghe sottili, che erano alla base della lavorazione nelle età più antiche, di alcune fibule di forma semplice, erano ottenute con la martellatura di una lamina su incudini di piccole dimensioni.
Successivamente per monili, anse di vasi, recipienti e statue fu utilizzata la tecnica detta della "cera persa". Questa consisteva nel modellare, per esempio nella lavorazione di una fibula a sanguisuga, un grano di argilla in forma di mezza luna, che veniva ripetutamente inserito in un bagno di cera liquida. La cera veniva quindi modellata e decorata con la stecca e il compasso per ottenere motivi ornamentali lineari o circolari, e quindi ricoperta di terra. Sottoposto questo nucleo a calore, la cera liquefaceva e fuoriusciva tramite fori appositi; nel calco ottenuto veniva quindi colato il bronzo: si otteneva così l'arco della fibula a sanguisuga, al quale si applicavano poi con chiodini ribattuti la staffa e la molla con l'ardiglione, lavorati a parte. L'ardiglione era verosimilmente ottenuto per martellatura; tuttavia la lavorazione del filo di bronzo è per certi versi ancora inspiegabile. Stupisce, per esempio nella fibula a due o quattro spirali, la regolarità delle dimensioni del filo di bronzo, lungo anche un metro. Si è pensato, sulla base del ritrovamento di un particolare strumento in pietra, che la lavorazione del metallo potesse avvenire tramite trafile.

G. C.

Le tecniche di lavorazione del bronzo le trovi su Madonna Nera: 52 foto che spiegano passo passo le tecniche di lavorazione del bronzo

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